KARMELO BERMEJO
“Il consumo di denaro genera sempre un beneficio.
La distruzione dei beni genera un beneficio.
La morte genera un beneficio.
La scomparsa non è possibile.”
Come rendere rivoluzionaria nel XXI secolo l’opera di Bakunin? Bruciandola in un luogo pubblico. Tale è la risposta di Karmelo Bermejo.
Il giovane artista spagnolo, le cui opere hanno trovato ottima accoglienza in gallerie e musei di mezza penisola iberica, ha presentato nel 2007 la sua ultima serie, “Ostentazione e Consumo Improduttivo”, che consiste in una serie di operazioni – alla fine frustrate per la stessa natura del capitalismo – destinate a disattivare il denaro pubblico. Il meccanismo della spesa improduttiva (o sarebbe più corretto affermare, con Bermejo, il consumo di denaro pubblico allo scopo della produzione di un beneficio privato) è lo strumento metodologico utilizzato per realizzare le opere, mentre la provocazione dei temi è solo un fattore, mai l’elemento sostanziale e scatenante dell’azione, apparentemente arbitraria. 3000 euro di denaro pubblico utilizzati per comprare libri di Bakunin per bruciarli in una piazza riunisce, ad esempio, più d’un elemento di provocazione. Ma più che il fantasma di Goebbels o dello stesso Bakunin, o la stessa idea di libro, ciò che è centrale nell’opera è altro. Dello stesso modo che in altre opere della serie, quali Booked (riservato). Tutti i biglietti dell’autobus delle 7:00 a.m. di un giorno feriale con origine Bilbao e destino Madrid sono stati comprati con denaro pubblico affinché facesse il tragitto vuoto. O Mancia: si pagò con denaro pubblico la multa imposta per viaggiare senza biglietto valido e si omaggiò il revisore della linea 1 della U-Bahn di Amburgo con un abbuono del 10% sul prezzo della sanzione; o ancora Acquisizione di materia prima. Un albero di una via pubblica è stato tagliato senza che la legna sia stata utilizzata per scopo alcuno.
Karmelo Bermejo, dunque, come discepolo dei Dada e figliastro di Guy Debord e Vito Acconci? Secondo Francisco Javier San Martín, la produzione di Bermejo annuncia nuovi protocolli d’azione per sostituire la gestualità quotidiana, ormai consumata. Le sue azioni si presentano come la fine d’un processo iniziato con l’inizio del secolo scorso, non limitandosi “a constatare la difficoltà di accedere ad un significato, ma piuttosto l’impossibilità di una posizione strategica che le accolga e gli dia coerenza. Sono azioni orfane, che non possono essere accolte in nessun sistema che concili il sociale.” [F. J. San Martín, Economía política del derroche, 2007]
Il lavoro dell’artista, difatti, entra prepotentemente nel meccanismo della produzione culturale, prendendo di mira l’istituzione artistica. Spiega Bermejo, che “il denaro pubblico abita in un luogo strano e molto attrattivo per lavorare, come è quello di essere proprietà di tutti e nessuno allo stesso tempo. [...] Mi piace pensare che una parte del denaro di ogni contribuente è stata destinata ad un consapevole tentativo di spreco, anche se il consumo improduttivo è una utopia e distruggere, bruciare o spendere inutilmente senza produrre alcun beneficio ad un terzo è impossibile.” Le azioni, apparentemente aggressive e radicali, finiscono in realtà per essere innocue perché il sistema reagisce e cresce proprio nel momento in cui viene colpito: “Il disturbo è solo il meccanismo per il quale l’ira di alcuni si converte in beneficio per altri. La rivolta permanente è anche il negozio permanente. Nella macchina del capitalismo ciò che viene distrutto non esiste, tutto si ricicla.” [Intervista a K. Bermejo di A. F. Rodríguez, Mugalari, 23 giugno 2007]. E l’arte non sfugge a tale logica. Anzi, ne rappresenta il settore duro, fagocitando ogni cosa per quanto inutile essa sia e blindando il sistema di cui forma parte da ogni azione che tenda a non produrre alcun beneficio. Che l’arte possa cambiare qualcosa nel contesto del capitalismo postmoderno non è altro che una assurda ingenuità. L’unica soluzione, per Bermejo, è “dare uno spintone al mondo affinché si ammazzi”.

Così la precedente serie, “Contributi. Per una estetica dell’overbooking” – vincitrice del VI premio “El Cultural” nel 2006 – consiste in una serie di contributi alle conseguenze del sistema: azioni che mettono in evidenza svariate forme di una aggressione quotidiana, di bassa intensità, però continua. I titoli dei contributi sono la migliore spiegazione. Contributo di materia alla statua. Dieci chili di bronzo sono stati aggiunti alla statua del Lehendakari Aguirre. Contributo di rumore al rumore. Ivan Prilepcanski interpretò il primo movimento della Kleine Nacht Musik di W.A. Mozart nella Ost-West-Str. (Amburgo). Contributo di petrolio nelle acque della Costa Da Morte. Dieci chili di petrolio sono stati versati nel mare della Costa Da Morte. Contributo di lavoro gratuito a Burger King Corporation. I tavoli di un ristorante Burger King sono stati puliti senza ricevere in cambio alcuna remunerazione. Contributo di lavoro gratuito al Gruppo Gucci. Le vetrine della boutique Gucci di Oxford Street sono state pulite senza ricevere in cambio alcuna remunerazione. Contributo di vigilanza al Museo del Prado. Vigilare il vigilante della sala 39.
E Bakunin in tutto questo? In 3000 euro di denaro pubblico utilizzati per comprare libri di Bakunin per bruciarli in una piazza Bermejo spiega che la scelta dell’oggetto pagato con denaro pubblico per essere bruciato è finalizzata all’introduzione di un fattore nuovo nella trama delle relazioni e contraddizioni del sistema, ovvero sia i produttori e distributori di letteratura anarchica, che in questo caso finiscono per essere gli autentici beneficiari di tale azione.
a cura di Steven Forti
