ANNA DOMINO
“Metà di me stessa vorrebbe vendere la mia anima...tutto il resto dice aspetta, controlla.....”
Anna Domino (vero nome Anna Virginia Taylor) è una cantautrice, musicista, poetessa minimalista, interprete del minimal rock e di un synth-pop che per un certo periodo è sfociato in accenni jazz.
Nata a Tokyo da una madre turbolenta e nomade, è cresciuta in Canada e in Italia, trascorrendo l'adolescenza tra Firenze e Ottawa, per approdare a New York. Qui intraprende la carriera musicale, con una prima esperienza in un gruppo interessante, i Polyrock, capostipite in un panorama, quello del rock minimale, che muoveva i primi passi alla fine degli anni '70, ma soprattutto inizi anni '80. Il loro primo album fu registrato dalla Casa di produzione di Philip Glass.
Il passato itinerante di Anna spiega l'aspetto cosmopolita del suo stile musicale.
“Penso di essere una di quelle persone che semplicemente non si sentono 'a casa'. Poiché da piccola ho viaggiato molto non c'è un vero posto in cui posso tornare.”
Ritorna in Europa, con la sua bellezza eterea, elegante, lo sguardo graffiante ed un’aurea da eterna vagabonda, ed incide l’ EP East And West (Crepuscule, 1984).
E’ in pieno atto la rivoluzione new wave, che come un’onda parte dalla west coast della California per infrangersi sulle coste europee dove ha terreno fertile, soprattutto in Belgio.
Era il periodo dei Tuxedomoon e degli inizi di Wim Mertens, della nascita della Les Disque du Crepuscule (casa di produzione belga, attentissima a promuovere la nuova avanguardia) del minimalismo, della musica che si fonde all’arte in un corpo unico. Ne viene fuori un album innovativo per la concezione che abbiamo di cantautrice, con liriche interiori e romantiche, malinconiche e decadenti. Personalmente questo è l’album che preferisco, con all’interno un gioiellino come la ballata, Everyday I Don't.
Dal 1984 Anna passa metà dell'anno a New York e l'altra metà a Bruxelles e nel 1986 esce il primo album, Anna Domino (Les Disques Du Crepuscule, 1986 - LTM, 2004), comprendente i singoli Rythm (1984) – deliberatamente scritto incorrettamente - e Take That (1985).
Questi brani, cosi come My Man o Koo koo, sono ballate jazzistiche semplici, cadenzate con interessanti inserti del sax ed una voce che ben si abbina alle atmosfere da swing anni '30. Summer invece è un brano pop, tra i più conosciuti della cantautrice, lineare e ancora attuale. Sicuramente questo è il periodo migliore e più interessante di Anna Domino, con 2 album che a mio modo di vedere sono piccole pietre miliari della musica synth pop (termine usato per un pop elettronico, in voga in quegli anni), ancor oggi attualissimi e da riscopriire (grazie soprattutto alla rete, visto che sono praticamente introvabili). Se ad una prima impressione Anna Domino può apparire semplicemente 'pop' i suoi dischi in realtà sono ben lontano dall'esserlo. Le parole sono cariche di fragilità, dubbio, a volte caos, e sembrano prenderti per mano solo per condurti verso il lato scuro della strada.
L'anno dopo This Time (Crepuscule, 1987 - LTM, 2004) segna un'improvvisa conversione al synth-pop, dovuta anche all'incontro con il polistrumentista belga Michel Delory, divenuto poi anche compagno di vita. Le atmosfere sono radicalmente diverse e questo, nel bene o nel male, dimostra la voglia di un'artista di percorrere strade alternative per la gioia di "sperimentare" nuove musicalità. Da menzionare Rain, con arrangiamenti orientali, che ci trasportano in un piovoso e musicale giardino giapponese.
Il successivo EP Colouring In The Edge And The Outline (Giant, 1990), dimostra una maggior convinzione nel voler proseguire il cammino elettronico da parte dell’ormai divenuto duo Domino/Delory.
Fatto ritorno a New York la coppia registra Mysteries Of America (1990 - LTM, 2004), prodotto da Anton Sanko (conosciuto per il suo lavoro con Suzanne Vega), che sembra ripercorrere le atmosfere di un tempo, dal fascino a volte bohemien a volte di stampo jazzistico appena accennato, con parti di chitarra acustica e sintetizzatori; da ascoltare Pandora, una ballata romantica con la ossessiva percussione di Frank Vilardi in sottofondo o la bellissima Tamper with me, dagli arrangiamenti un po’ gitani ed una voce che incanta nella sua semplice partecipazione, quasi corale. I testi di questi brani testimoniano una ossessività ed un tumulto interiore molto forte.
“..Desidererei che tu fossi qui in questo pomeriggio, sotto un cielo soffocante e solforoso, finché tuoni e fulmini illumineranno questa stanza ed il temporale, finalmente, irromperà oltre i miei occhi..” oppure “.. io posso essere crudele e gentile, dipende dallo stato d’animo che ho..” o ancora “.. non saprai mai che divertimento proverei se mi vedessi quando sono davvero matta..”.
Si denota una personalità quasi sdoppiata, una ossessione ed una follia che può esplodere in qualsiasi momento, ma sempre con il desiderio di essere assecondata, guardata, in una sorta di voyeurismo mentale, feticcio di se stessa; la voglia di “scoperchiare” il vaso, e la necessità di richiuderlo.
Come nel caso di molti artisti cosmopoliti è difficile riuscire ad ascoltare ed apprezzare fino in fondo la musica attraverso una compilation, ma nel caso è utile acquistare Favorite Songs From The Twilight Years (Cartunes, 1997), un'antologia ben curata della carriera di Anna Domino. Molto interessante è anche Dreamback – The best of, del 2004, dove troviamo la splendida Zanna, brano a 2 voci con il musicista Luc Van Acker, del 1989; Zanna era presente anche in una compilation del 1991, L'amour fou, uscita solo per il mercato giapponese.
L'ultima apparizione, come vocals, è nell'album Songs from My Funeral (1999) del gruppo Snakefarm, con brani basati su ballate tradizionali; di fatto, il gruppo non è altro che il duo Domino/Delory accompagnati da 3 musicisti che compaiono come additional personnel.
Attualmente la coppia vive a Los Angeles.
A cura di Leonardo Cecconi
(l'operazione potrebbe richiedere alcuni minuti).




