SACHI HAMANO (Giappone)

…Midori sviluppa dentro di sé un mondo che è lontano da concetti convenzionali, che vogliono l’essere umano al centro del mondo, secondo l’idea moderna, e che vedono l’arte investita per lo più dalla personalità individuale…

L’amore non ha età, né pregiudizi, o prevenzioni di sorta, ma se capita alla terza età immagini di decadimento e tristezza predominano, e tendiamo ad evitare l’argomento. Rappresentare la sessualità in età avanzata costituisce un tabù, esce dalle idee convenzionali, disturba.

Altro è il messaggio che ci arriva con Yurisai – Lily Festival (2001), film tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice Hoko Momotami.  Sachi Hamano ci racconta la vicenda di sette donne anziane, il cui pacato e quasi rassegnato quotidiano è interrotto improvvisamente da un attempato ma alquanto vispo “Don Giovanni”, che si trasferisce nel loro appartamento. A poco a poco l’uomo inizia a corteggiarle, una ad una, con piccole attenzioni e frasi retoriche, facendo loro rivivere sentimenti e sensazioni fisiche che si erano in realtà solo assopite.

Circondato da donne così belle, sono veramente grato di essere nato uomo!

Il tuo volto sorridente è così bello.. sembri quasi una Dea

Con quel gatto mi ricordi un’immagine di Maria con in braccio il bambino Gesù

Ognuna delle anziane signore (dai 69 ai 90 anni) si crede l’unica destinataria di tante attenzioni, ma presto scopriranno che il Sig. Myoshi è solo un inguaribile libertino. Ma nessuna di loro rimpiange questa esperienza, e una volta varcati i confini delle convenzioni sono pronte anche a nuove esperienze. Alcune di loro si troveranno a sperimentare la bi-sessualità.
 
Il film, ironico  e semplice, mostra in modo aperto e con totale naturalezza che il desiderio non scompare con l’età, che i sentimenti e le sensazioni non hanno colori ben definiti ma piuttosto sfumature, e che bisogna imparare a provarli senza vergogna e senza nascondersi. Interessante anche il punto di vista narrativo. Per la prima volta una storia è raccontata da un personaggio morto,  una inquilina dell’appartamento.


Si capisce che chi sta dietro la macchina da presa è una donna decisa e determinata, perché Sachi Hamano le sue idee le ha portate avanti senza indecisioni, e pur di riuscire a portare sullo schermo le sue storie, ha varcato ogni genere di ostacolo. Ha superato grosse difficoltà economiche, girando film porno nel tempo libero e organizzando collette tra casalinghe (per il film In cerca di una scrittrice perduta è riuscita a raccogliere fondi da più di 10.000 donne); ha battuto ogni tipo di censura e tabù, quale donna regista in anni in cui questo ruolo era esclusivamente riservato agli uomini; è andata anche contro ostacoli di tipo politico, scontrandosi con un sistema bigotto e tradizionalista. Come risultato di questo perseverare nel 1984 riesce a costituire la sua propria casa di produzione, la Tantansha, con cui ha prodotto più di trecento film, il cui tema conduttore è incentrato sulla sessualità da un punto di vista femminile.

Con Yurisai Sachi Hamano ha ricevuto inviti da molti paesi dell’Asia, dell’America e dell’Europa, partecipando a importanti festival del cinema internazionale.

Nel 1988 ha prodotto In cerca di una scrittrice perduta, film che le  ha portato il quarto Premio per la Cultura femminile a Tokyo. Il film è dedicato alla scrittrice Midori Osaki, definita dalla Hamano “la scrittrice dell’illusione”, che ha vissuto nel primo novecento in una cittadina lontana da Tokyo.

Intorno agli anni trenta aveva scritto alcuni importanti romanzi come “Dainana kankai Hohkoh" (viaggio nel mondo del settimo senso),  ma intorno ai  trent’ anni divenne mentalmente instabile a causa di una intossicazione da medicinali e cessò di scrivere. Il film ne dipinge la personalità meno conosciuta, che la regista ha elaborato anche grazie ad interviste fatte ai parenti. Ne emerge un personaggio diverso dall’immagine miserabile e debole che era rimasta di lei, sicuramente più completo e meno circoscritto alla mera qualità di scrittrice.

Con i suoi film Sachi Hamano cerca principalmente di uscire dagli stereotipi che confinano la donna in figure quali la madre, la figlia, la moglie o la prostituta, scegliendo di creare storie che rappresentino la donna in tutte le sue sfaccettature.

“Nei film erotici fatti da uomini appaiono solo donne ‘di convenienza’, che soddisfano le illusioni dell’uomo. Io non filmo stupri. Non metto i bambini nelle finalità del sesso. Non faccio film per soddisfare i desideri degli uomini. In linea con queste tre decisioni ho creato film in cui l’esperienza erotica delle donne era semplicemente una loro decisione.”

La cosa interessante è che la maggior parte dei suoi spettatori sono uomini. Ecco come Sachi Hamano spiega questo fatto:

“Nei miei film, meravigliosi corpi morbidi e delicati di donna sono mostrati in chiusura. In alcune scene una donna accarezza con particolare attenzione il proprio amato. Dal momento che mentre filmo mi trovo in piena sintonia con l’attrice, questa recita con molta spontaneità. Sono sicura che il pubblico maschile apprezza maggiormente vedere donne incantevoli e spontanee coinvolte in scene erotiche, piuttosto che sesso forzato, o donne violentate o che fingono godimento.  Il messaggio dei miei film è che il ‘genere maschile’ o delle ‘donne che servono a compiacere l’uomo’ dovrebbe essere gettato via.”


Il cuore delle donne, dalle giovani alle anziane, è indomabile, tra passione, fragilità, carnalità ed eros, sembra dirci Sachi Hamano, e la sessualità, anche quella che la società nega o confina ai margini, è viva e vegeta, a volte assopita sotto la polvere, ma pronta a risvegliarsi e a bruciare i corpi di passione

Possiamo solo immaginare la forza e il coraggio di questa piccola donna, ma c’è senz’altro da riflettere sul messaggio che nasce dalla sua poetica.

a cura di Simona Cappellini

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