Mara Castilho
“Immaginate una notte ad un concerto di quella cosiddetta “musica impegnativa”, non so, magari qualche difficile forma di jazz sperimentale tutto cervello e niente anima, che ti intrattiene e ti lascia positivamente annoiato. Vai a casa e metti su un cd, diciamo qualcosa tipo ‘The first time ever I saw your face’ di Roberta Flack; all’improvviso tutto prende senso, quella bellezza, quella semplicità e universalità che vanno dritti al cuore"
New York Arts Magazine
Questo commento della nota rivista americana ad “Ausencia II” di Mara Castilho sembra cogliere l’essenza del lavoro dell’artista britannico/portoghese: una freschezza di idee e una semplicità rappresentativa capace di arrivare dritti all’essenza senza nascondersi o camuffarsi dietro complesse strutture concettuali che sempre più sembrano caratterizzare l’arte contemporanea.
Alla base dei video e delle performance di Mara Castilho è il senso di disagio e vuoto che contraddistingue l’uomo nella società contemporanea. Fino qui, si potrebbe dire, niente di particolarmente nuovo o originale. Quello che veramente fa la differenza nel lavoro dell’artista è invece la totale assenza di mediazioni autoriali e di qualsiasi pretesa di suggerire vie interpretative preferenziali; la solitudine, l’assenza, la perdita si percepiscono quasi in maniera fisica e lo spettatore corre continuamente il rischio di ritrovarsi immerso in un luogo altro e sospeso tra un tempo reale e uno virtuale.
Nella video installazione “Ausencia I”, ad esempio, le immagini sono proiettate a grandezza naturale alla fine di un lungo e buio corridoio. Una figura in movimento attraversa lo spazio visivo senza meta e senza sosta; in quanto oggetto estetico di un’osservazione voyeristica, il corpo appare smaterializzato e si trasforma in immagine. Camminando verso l’installazione, il soggetto dell’esperienza confronta se stesso con l’immagine dinamica creata elettronicamente e piani di esperienza diversi (quello del ricettore, quello dell’artista, quello dell’immagine) si incrociano con l’effetto di indurre lo spettatore ad una proiezione della propria “reale” individualità nella situazione artificiale oppure di generare in lui disagio e confusione psicologica
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Spettri
Lo spazio urbano delle metropoli contemporanee è l’oggetto privilegiato di indagine di Mara Castilho. Nel suo immaginario, la solitudine che lo abita è personificata da spettri che si muovono in spazi vuoti, immobili, silenziosi. A volte sono come fantasmi terrificanti intrappolati dentro la cornice, costretti a muoversi avanti e indietro senza poter uscire dalla loro condizione e condannati ad aspirare per sempre alla corporeità senza mai poterla raggiungere perché appartengono al mondo delle immagini, del video, delle proiezioni. Altre volte, come in “Ausencia II” (Assenza) sono figure eteree e malinconiche, sospese nel vuoto e distaccate dal mondo reale, sempre che ne esista uno. Fluttuante in un abisso nero e senza limiti, un’elegante figura femminile in un ampio e sensuale vestito rosso ruota su se stessa senza sosta e mentre si copre gli occhi e si accarezza il cranio rasato il vestito si avviluppa sensuale attorno al suo corpo. Intanto, fuori, il traffico e i suoni della città continuano indifferenti, senza alterare il ritmo creato dalla danza solitaria. La potenza e allo stesso tempo la semplicità dell’immagine, così come l’effetto straniante prodotto dal sovrapporsi di dimensioni temporali diverse, richiamano alla mente i lavori di Bill Viola, videoartista che negli anni settanta seppe realizzare installazioni di grande suggestione sfruttando la differenza tra tempo reale e tempo cinematografico per costruire nuove strutture temporali. In “The Reflecting Pool” (1977-79), ad esempio, confluiscono ritmi e dimensioni temporali diversi: una piscina è ripresa in un piano fisso, un uomo si tuffa ma ogni cosa è regolata da leggi temporali proprie e così la figura resta immobile mentre sotto di lui l’acqua continua a muoversi con piccole onde e dal vicino boschetto giungono i suoni della natura.
Mondi reali / mondi virtuali
L’indagine della realtà post-moderna continua nelle performance live di Mara Castilho, che combinano danza, teatro, video e musica per esplorare incoerenze e assurdità della vita nella società contemporanea.
È ancora una volta “straniamento” il termine ricorrente, inteso nell’accezione beckettiana di smarrimento in uno spazio indefinito senza possibilità di uscita né coscienza della propria provenienza.
I personaggi delle sue performance interagiscono senza mai incontrarsi, senza riuscire a capirsi e forse anche per questo semplicemente ignorandosi. Siamo in un mondo assurdo, fatto di incontri casuali e frammenti di vite, solitudini e ossessioni, paranoie generate dal consumismo e violenza fisica e morale. È naturale, quindi, che l’unica possibilità di sopravvivenza sia la fuga verso mondi altri, mondi onirici in cui i desideri e l’inconscio possano trovare sfogo ed è esattamente questo che succede nella performance www.nelsonrodrigues.com, tragicommedia ispirata ad un racconto del commediografo brasiliano Nelson Rodrigues. Nella performance un personaggio androgino racconta a quattro donne rinchiuse in una casa la loro storia da diverse prospettive, chiamando in causa, per sottoporle ad analisi, amore, sesso, moralità, religione
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Libertà
Il desiderio di libertà è spesso al centro dei lavori di Mara Castilho, dove la denuncia di tutte le forme di repressione dei diritti umani sotto regimi dittatoriali è supportata da materiali documentali originali come interviste e fotografie, che ricostruiscono storie individuali e universali intrecciandosi alla creazione artistica.
“X-YOU Project”, in particolare, affronta la situazione attuale in Bosnia ed Erzegovina dopo i lunghi anni di guerra, investigando temi come l’abbandono della propria terra, la perdita, la scomparsa. Una donna nuda è legata ad una sedia da un nastro adesivo con su scritto “Je t’aime”. Di fronte a lei una Polaroid su un treppiedi e al suo fianco un paio di forbici che pendono dal soffitto legate a una corda. Dietro, una donna passa il tempo dando baci al muro e attaccando e staccando fotografie dalle pareti. Immagini in movimento, che riflettono questioni universali come l’amore, la solitudine, il dolore. X-YOU è l’abbreviazione di ex-Yugoslavia e “YOU” si riferisce al contempo al paese e allo spettatore.
Ancora da una raccolta di storie vere di abusi e violazioni nasce “PROCESS 5703-2000”, video performance su musiche originali del compositore Marcelo Wig in cui ad essere rappresentati sono la violenza sul corpo femminile, la tortura, il sentimento di impotenza e il desiderio di ribellione, in un linguaggio crudo e diretto che arriva dritto alla pancia dello spettatore. Il lavoro è dedicato ad Ana Filgueiras, Ranger Bandiera e a tutte coloro che hanno sofferto, combattuto e sono morte per il diritto alla libertà
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Mara Castilho inizia la propria carriera nella danza e nel teatro, per poi passare all’esplorazione del mezzo tecnologico; attualmente lavora tra Londra, il Portogallo e il Brasile e le sue creazioni combinano movimento, video e fotografia. Oltre ad essere un’artista indipendente, Mara dirige il collettivo MO.TIV – Movimento verso Teatro, Danza, Installazione e Video. Con il supporto di istituzioni come l’Art Council of England, il Ministero della Cultura portoghese, la Commissione nazionale portoghese per i diritti umani e l’Istituto portoghese per la gioventù, l’artista ha rappresentato il Regno Unito, il Brasile e il Portogallo in numerosi festival ed eventi internazionali e ha ricevuto importanti riconoscimenti tra i quali il Premio Europeo Massimo Troisi (Italia) come miglio film e miglior colonna sonora per il video “Process 5703/2000”.

a cura di Adem Softic e Giulia Guerrini
Si ringrazia per la collaborazione Mara Castilho, che ha fornito gran parte del materiale da quale è stato tratto l’articolo (www.maracastilho.com)

